La maggior parte degli italiani si trasferirebbe in una smart city.

Secondo una ricerca commissionata da Intel, la maggior parte delle persone andrebbe a vivere in una Smart City, ma la strada per la smartness è ancora lunga.

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IN BREVE

  • Sostenibilità, sicurezza, efficienza energetica e mobilità intelligente emergono come fattori differenzianti delle Smart City
  • L’87% del campione ha dichiarato che si trasferirebbe in una Smart City nel raggio di mezz’ora dalla propria abitazione; il 68% è preparato a sostenere un maggiore costo della vita in cambio dei vantaggi di vivere in una Smart City
  • Sebbene solo il 13% pensi di vivere in una Smart City attualmente, il 68% è convinto che la propria città diventerà smart nei prossimi 10 anni
  • Il 79% delle persone apprezza lo smart working, che però deve essere migliorato

Milano, 11 aprile 2022 – Intel presenta oggi i risultati del nuovo studio “Italiani e Smart City”. Questo studio, condotto dalla società di ricerche Pepe Research ha rivelato che il concetto di Smart City è familiare a circa metà degli italiani, soprattutto tra i più giovani e le fasce socioeconomiche e culturali medio-alte, ma rimane piuttosto oscuro all’altra metà. Pensando alle Smart City, l’idea è immediatamente associata all’innovazione tecnologica e alla sostenibil

Sostenibilità ambientale, sicurezza, efficienza energetica e mobilità intelligente sono i più importanti fattori nella definizione della città del futuro. Tuttavia, il sondaggio ha evidenziato differenze di opinione tra le diverse fasce d’età: i cittadini più maturi danno maggiore peso alla sicurezza rispetto ad altre problematiche, mentre i più giovani, la cosiddetta generazione Z dimostra maggiore attenzione (+10% rispetto alla media) all’ambiente. La mobilità intelligente è importante per coloro che vivono in una grande città e vivono problemi di traffico su base quotidiana.

“Le città moderne crescono rapidamente, con un 55% della popolazione mondiale che vive in una città e una crescita prevista del 13% entro il 2050. Le città vivono la sfida di fornire servizi di migliore qualità e più sostenibili, di migliorare la sicurezza pubblica, di affrontare problematiche ambientali e di promuovere l’economia locale. Per ottenere tutto questo si guarda a soluzioni tecnologiche”, ha commentato Andrea Toigo, EMEA IoT Manager di Intel. “Tecnologie quali la Internet of Things (IoT), l'intelligenza artificiale (AI) e il 5G possono sostenere le città nel migliorare i servizi, la sicurezza, l’ambiente e la pianificazione urbana. La portata e l’impatto sono ampi, ma ogni applicazione comporta un miglioramento nella qualità della vita dei cittadini”.

Le città italiane mostrano di dovere ancora compiere passi fondamentali nel loro percorso “smart”: alla richiesta di valutare il livello di “smartness” della propria città di riferimento, il campione ha dato una valutazione media di 5 su 10. Solo il 13% dei cittadini ritiene di vivere già in una città “molto smart”; in cima alla classifica c’è Milano con una valutazione media di 6,2/10, seguita da Bologna e Padova con 6/10, seguono distaccate Napoli, Genova e Catania, ma Roma raccoglie una valutazione di 4,3/10. In generale è maggiore la percentuale di cittadini che vorrebbe lasciare la propria città (37%) rispetto a chi intente trasferirvisi (27%). Guardando al futuro, gli italiani sono ottimisti sul futuro delle Smart City, con il 68% del campione che ritiene che la propria città di riferimento sarà notevolmente più smart fra 10 anni.

“Gli italiani sono legati al loro territorio, tuttavia l’idea della Smart City è effettivamente attraente, con un 60% di cittadini che si dichiara disposto a trasferirsi in una Smart City se si trovasse nella sua regione”, ha dichiarato Elena Salvi, Partner di Pepe Research. “Attualmente gli italiani riconoscono un livello di “smartness” alle loro città quando si tratta di economia locale, servizi e mobilità, ma sono convinti che sia necessario ancora parecchio lavoro per quanto riguarda l’ambiente e la cittadinanza attiva. Ora è il momento giusto per portare avanti piani di intervento intelligente sull’ambiente, un elemento fondamentale nel rendere più attrattive le nostre Smart City”.

Senza dubbio, l’idea di un’evoluzione “smart” delle città trova favore. Una Smart City è indicata da tutti i partecipanti al sondaggio, compresa la fascia più matura, come più attraente. Tuttavia, sono soprattutto le giovani coppie e i giovani in generale ad apprezzare maggiormente le città intelligenti e innovative. Gli aspetti più attrattivi delle Smart City sono una maggiore attenzione alla sostenibilità, apprezzata soprattutto dai giovani, e alla mobilità intelligente, apprezzata da chi già vive in una città e si trova ad affrontare quotidianamente traffico e brevi trasferte. I lavoratori autonomi e gli imprenditori danno grande valore all’accesso ai servizi (smart living) e vedono nelle Smart City un motore di crescita economica.

La stragrande maggioranza degli italiani (l’87%) sarebbe disposta a trasferire le proprie attività – studio, lavoro, servizi, etc. – in una Smart City, se questa fosse a mezz’ora di distanza dalla loro località di residenza. Il 57% del campione ha indicato che sarebbe disposta a spostarsi quotidianamente verso una Smart City se questa fosse un’ora di distanza; il 29% sarebbe anche disponibile a una trasferta di due ore per accedere a uno stile di vita più “smart”.

Inoltre, il 68% dei cittadini dichiara di essere disposto a sostenere un costo economico per vedere la propria città diventare una Smart City; la maggioranza è preparata a spendere circa 150 euro in più all’anno, ma il 18% del campione si è dichiarato disposto a spendere fino a 600 euro in più all’anno per vivere in una Smart City; il 5% arriverebbe a spendere fino a 300 euro in più al mese.

Strettamente legato al tema delle Smart City, e pratica ormai consolidata da due anni a questa parte, a seguito della pandemia, è lo smart working. Chi ha fatto questa esperienza ne dà una valutazione positiva: il 79% infatti apprezza lo smart working e vorrebbe continuare a lavorare in questa modalità. Più della metà delle persone che hanno fatto smart working è convinta che la pandemia abbia determinato una nuova normalità nella quale il lavoro da remoto appare come una realtà consolidata. Una grande maggioranza del campione (l’83%) ritiene tuttavia che le attuali pratiche di smart working debbano essere migliorate.

C’è ancora del lavoro da fare per rendere davvero “smart” il lavoro; ad esempio metà del campione sondato lamenta inadeguatezze nell’hardware (PC, webcam, stazioni di lavoro), nel software e nella connettività. Benché il lavoro da casa abbia cambiato il modo in cui la maggior parte (il 77%) delle persone si relazionano al territorio, e nonostante il fatto che la possibilità di lavorare ovunque – anche al mare o in montagna – sia apprezzata, l’83% di chi lavora da remoto continua a essere convinto che questa sia una potenzialità inespressa soprattutto a causa di carenze infrastrutturali nella connettività a internet, che continuano a rappresentare un significativo ostacolo a implementare un reale smart working.

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