Prestazioni dove servono

A differenza degli SSD NAND, gli SSD Intel® Optane™ offrono prestazioni di picco con profondità di coda tipiche delle applicazioni reali, non dei benchmark sintetici.

Tutti vorrebbero un'unità a stato solido (SSD) che funzioni al massimo delle prestazioni quando serve a te e al tuo specifico carico di lavoro. Dal momento che stai leggendo questo articolo, è probabile che tu sia già abituato a studiare le specifiche degli SSD prima di sceglierne uno per il tuo sistema. Leggendo le specifiche, possiamo notare il throughput (noto anche come larghezza di banda) sia per le operazioni di lettura che di scrittura. Sono riportati anche gli accessi massimi al secondo (comunemente definiti operazioni di input/output al secondo [IOPS]). Potrebbe stupirti scoprire che queste specifiche si basano su scenari di prova altamente idealizzati. Questi scenari potrebbero non essere compatibili con le effettive applicazioni che desideri eseguire rapidamente.più velocemente.

In questo articolo, esploreremo il ruolo che il numero di accessi in sospeso (comunemente definito profondità di coda [QD] di un carico di lavoro) gioca nelle prestazioni di un SSD. Esamineremo anche i tipi di QD più comuni nelle applicazioni reali.

In poche parole, la maggior parte delle applicazioni ha QD relativamente basse e gli SSD NAND hanno bisogno di QD elevate per esprimere il massimo delle prestazioni. Grazie alla bassa latenza, gli SSD Intel® Optane™ offrono prestazioni elevate anche con QD ridotte. Per cui gli SSD Intel® Optane™ assicurano prestazioni elevate per una più vasta gamma di applicazioni.

La prevalenza delle applicazioni con QD basse

La QD non è qualcosa alla quale la maggior parte degli utenti pensa quotidianamente. Possiamo usare un'analogia per descrivere la QD, spiegare la sua correlazione con latenza e throughput e spiegare perché le QD più basse sono le più rilevanti.

Immagina che il tuo capanno degli attrezzi sia in fiamme. Non hai un tubo dell'acqua, ma hai un secchio e un rubinetto sull'altro lato di un piccolo cortile. Quindi apri il rubinetto, riempi il secchio, chiudi il rubinetto, attraversi il cortile di corsa e getti l'acqua sulle fiamme. Dopodiché torni al rubinetto e ripeti la sequenza.

In questo esempio (figura 1), la QD è pari a uno (QD=1) perché c'è solo una persona con un secchio. Il throughput è uguale alla velocità media alla quale l'acqua viene presa dal rubinetto e gettata sul fuoco (ad esempio, 12 volte l'ora). La latenza in questo esempio è il tempo che trascorre tra lo svuotamento di un secchio e l'arrivo del secchio successivo da svuotare sull'incendio (ad esempio, cinque minuti).

Come si può notare, c'è un rapporto tra latenza e "throughput" d'acqua gettata sul fuoco. Se il cortile è più grande, occorre più tempo per attraversarlo, quindi la latenza per ogni secchio d'acqua subirà un incremento, mentre il throughput diminuirà.

Figura 1. Il throughput è determinato dalla latenza (tempo di attraversamento) e dalla QD (numero di secchi).

Se potessimo ridurre le dimensioni del cortile (figura 2), spostando il rubinetto più vicino al capanno, potremmo attraversare il cortile più velocemente e gettare più acqua sul fuoco, più rapidamente. In questo caso, riduciamo la latenza e, anche con QD=1, riusciamo ancora ad aumentare il throughput e la nostra efficacia nello spegnere l'incendio.

Figura 2. Se riduciamo la distanza, la latenza diminuisce e il throughput aumenta.

Ridurre la latenza sembra la formula magica per il successo. Esistono altri modi? Rivediamo l'esempio, ma con QD=2. Abbiamo bisogno di un altro secchio e di un amico che ci aiuti. I due adesso si incrociano nel cortile, uno diretto verso il fuoco e l'altro verso il rubinetto. La latenza non è cambiata, perché il cortile è lo stesso, ma con QD=2 adesso abbiamo il doppio del throughput, di conseguenza l'acqua viene gettata sul fuoco più velocemente (figura 3).

Figura 3. Un altro modo per aumentare il throughput è quello di aumentare la QD.

Finché non finiscono i secchi, possiamo continuare ad aumentare il throughput d'acqua gettata sul fuoco aumentando la QD. Man mano che aumentiamo il numero di persone che attraversano il cortile, aumenteranno anche il numero di scontri (figura 4). Abbiamo introdotto un elemento di inefficienza. Da questo punto in avanti, l'aggiunta di nuovi aiutanti offrirà un contributo sempre più scarso rispetto al primo aiutante. Inoltre, arriverà il momento in cui ci accorgeremo che il rubinetto non viene mai chiuso, perché c'è sempre qualcuno che ha bisogno di riempire il suo secchio. Questo è il cosiddetto punto di saturazione (il throughput massimo consentito dal rubinetto). Una volta raggiunto, aumentare il numero di secchi (una QD più elevata) non porta più alcun beneficio.

Figura 4. Alla fine, continuando ad aumentare la QD si raggiunge un punto in cui il rendimento diminuisce per via della congestione conseguente alla saturazione.

I sistemi di storage funzionano come nell'esempio precedente. L'applicazione eseguita dal processore è il capanno che va a fuoco. Servono secchiate di dati per permettere di eseguire tutti i calcoli necessari. L'applicazione o il sistema operativo eseguito dal processore avanza singole richieste di dati dall'unità SSD e i dati ottenuti vengono utilizzati per proseguire l'elaborazione. Il numero di blocchi di dati che possono essere richiesti simultaneamente (la QD o il numero di secchi) dipende dal parallelismo dei dati dell'elaborazione e dalle capacità dell'applicazione. La latenza per ogni accesso dipende dalla latenza dell'SSD e dal percorso da compiere nel sistema fino a tale SSD. Perciò, il throughput dipende sia dall'applicazione che dall'SSD utilizzato.

QD delle applicazioni e nei benchmark

Le prestazioni degli SSD vengono generalmente misurate con benchmark come FIO (Linux) o CrystalDiskMark (Windows). Questi benchmark raggiungono QD elevate. FIO è completamente configurabile in termini di QD; basta specificare il valore desiderato. Test FIO con QD pari a 128 o 256 sono comunemente utilizzati per misurare le prestazioni degli SSD. CrystalDiskMark include un test con 16 thread, ognuno con QD di 32, per una QD totale di 512. QD così elevate hanno senso solo per sollecitare al massimo gli SSD ed evidenziare le massime prestazioni possibili in termini di IOPS e throughput.

Tuttavia, questi numeri e i valori di QD dai quali dipendono semplicemente non riflettono la realtà quotidiana della maggior parte dei data center e PC. Nella realtà quotidiana, infatti, raramente si raggiungono e si mantengono a lungo valori di QD molto elevati. I test interni di Intel relativi ai carichi di lavoro reali dei data center hanno rivelato che la maggior parte delle applicazioni mantengono un valore di QD da 1 a 9 (figura 5).1 In realtà, solo l'implementazione di un benchmark transazionale (come, ad esempio, TPC-H) raggiunge QD davvero grandi.

Figura 5. Molti carichi di lavoro aziendali presentano bassi livelli di QD.1

Figura 6. Carichi di vari client e QD associate; tutti i carichi di lavoro misurati sono caratterizzati da QD ridotte. 2

La situazione è ancora più netta per le applicazioni per PC. Le nostre misurazioni interne dimostrano che molte applicazioni desktop supportano valori di QD di appena uno, due o quattro. Come dimostra la figura 6, i carichi di lavoro reali per molte delle applicazioni più diffuse presentano valori inferiori a QD=3.

Le figure 5 e 6 illustrano chiaramente lo scostamento tra i valori di QD utilizzati per compilare le schede delle specifiche degli SSD e i requisiti reali delle applicazioni di uso quotidiano. I benchmark per SSD forniscono molti "secchi" per spostare i dati, mentre le applicazioni reali ne hanno pochi. Tenendo conto di queste considerazioni, confrontiamo le prestazioni di SSD NAND e Intel® Optane™ in termini di QD.

Prestazioni SSD NAND

Non sorprende che gli SSD NAND siano basati su memoria NAND. Un singolo SSD NAND contiene molti circuiti integrati NAND. La latenza per una lettura di dati provenienti da un circuito integrato NAND domina la latenza dell'SSD per tutte le latenze, eccetto le meno frequenti "tail latency".3 Per via di questa latenza di lettura tipica della tecnologia NAND, i moderni SSD NAND hanno generalmente una latenza media di almeno 80 microsecondi (µs).4 Per una singola CPU da 3 GHz, questo si traduce in 240.000 istruzioni del processore: un cortile davvero grande da attraversare con il nostro secchio.

Per via di questa latenza relativamente alta, QD basse rappresentano una vera sfida per gli SSD NAND. Facciamo un po' di calcoli: 4.096 byte x (1/80 µs) = 50 MB/sec. Questo ci fa capire quanto ne risente il throughput. Naturalmente, trasferimenti più grandi (secchio più grande) permettono di aumentare questo throughput. Ecco perché vediamo che i benchmark per SSD si basano su grandi trasferimenti per misurare il throughput. Tuttavia, solo alcune applicazioni possono usare grandi trasferimenti.

Qualche altro calcolo: (1/80 µs) = 12.000 IOPS. Ecco quanto scendono i valori di IOPS con QD=1. Un valore di QD più elevato permette di incrementare questa velocità. Ecco perché vediamo QD maggiori per questi valori. Trasferimenti più grandi incrementeranno anche il valore di throughput: ecco perché vediamo valori di QD elevati per le misurazioni degli SSD.

Esistono anche molte ripercussioni secondarie sulle prestazioni degli SSD NAND che motivano la necessità di QD più elevate per poter esprimere le massime prestazioni degli SSD NAND. In questo contesto, vale la pena menzionarne una: l'effetto Yahtzee, così battezzato da un collega di Intel, Knut Grimsrud. Ogni circuito integrato NAND (IC) può sostenere solo una lettura nell'arco di tutta la sua latenza. Perciò, per ottenere prestazioni più elevate, gli SSD NAND devono avere molti IC e ogni lettura deve sfruttare un diverso IC. Ma i dati sono conservati in IC specifici, quindi i nuovi accessi a uno specifico IC potrebbero entrare in conflitto con gli accessi precedenti, dovendo quindi rimanere in attesa anche se gli altri IC sono inattivi. È come se disponessimo di tanti rubinetti di scarsa portata e ogni secchio potesse essere riempito solo da uno specifico rubinetto. All'aumentare della QD, aumenta anche la probabilità di conflitti di lettura sui singoli IC, portando a un incremento delle prestazioni non direttamente proporzionale alla QD. Ecco perché le schede delle specifiche degli SSD riportano QD così grandi per mostrare IOPS elevati. Gli SSD Intel® Optane™ non soffrono dell'effetto Yahtzee grazie all'architettura dell'SSD e alla memoria più capace.

In che modo gli SSD Intel® Optane™ surclassano gli SSD NAND nell'operatività reale dei data center

A differenza degli SSD NAND, gli SSD Intel® Optane™ sono progettati per offrire prestazioni massime con QD realistiche, utilizzando una memoria e un'architettura rivoluzionarie che garantiscono una latenza stabilmente più bassa. La bassa latenza delle memorie Intel® Optane™ consente agli SSD di raggiungere latenze estremamente basse (per un SSD): circa 8 µs (un cortile molto più piccolo da attraversare). Inoltre, a differenza degli SSD NAND, la latenza degli SSD Intel® Optane™ non è dominata dalla latenza della memoria e non soffre dell'effetto Yahtzee. Un'unità SSD Intel® Optane™ compone persino una singola lettura da 4 KB avvalendosi di più IC della memoria Intel® Optane™, così questi IC sono pronti per una nuova lettura molto più rapidamente. Gli SSD Intel® Optane™ evitano i conflitti di posizione e indirizzo tipici degli SSD NAND. È come se gli SSD Intel® Optane™ utilizzassero contemporaneamente più rubinetti per riempire un singolo secchio, così da essere pronti a riempire il secchio successivo molto più rapidamente. Questo significa che la memoria Intel® Optane™ è pronta per una nuova lettura più velocemente di un SSD NAND, quindi non ha bisogno del parallelismo input/output (I/O) per ottenere IOPS elevati.

In poche parole, gli SSD Intel® Optane™ assicurano le massime prestazioni proprio con i valori di QD tipici delle applicazioni più comuni. Gli SSD NAND richiedono generalmente QD pari o superiori a 128 per offrire le massime prestazioni, mentre gli SSD Intel® Optane™ possono raggiungere le massime prestazioni con QD molto più piccole, ma molto più frequenti nelle applicazioni reali (vedi figura 7).5 Il grafico evidenzia anche la differenza di prestazioni tra un SSD NAND (SSD Intel® P4610) e un SSD Intel® Optane™ (SSD Intel® Optane™ P4800X). I risultati mostrano che gli SSD Intel® Optane™ offrono nell'uso reale velocità da quattro a cinque volte superiori rispetto agli SSD Intel® NAND testati.

Figura 7. Gli SSD Intel® Optane™ offrono prestazioni di picco inferiori con QD più basse, laddove gli SSD NAND richiedono generalmente QD pari o superiori a 128 per raggiungere le massime prestazioni.6

Nonostante sia un grafico importante, rappresenta solo una parte della verità. La figura 8 mostra lo stesso carico di lavoro, ma rappresentando il punto di funzionamento del sistema sia in termini di throughput consegnato (asse X) che di latenza di lettura per I/O risultante (asse Y). La QD è indicata dal numero sulle linee degli SSD NAND e Intel® Optane™. Supponiamo di avere a che fare con un'applicazione in grado di funzionare con QD=4. L'SSD Intel® Optane™ permette all'applicazione di funzionare con un throughput superiore a 1,2 GB/s, con una latenza di lettura per I/O pari a soli 10 µs. L'SSD NAND, invece, consente un punto di funzionamento inferiore a 0,3 GB/s e una latenza perdi lettura per I/O pari a circa 100 µs. Sono punti di funzionamento molto diversi, che determineranno prestazioni molto diverse per l'applicazione.

Figura 8. Con QD inferiori, gli SSD Intel® Optane™ assicurano una larghezza di banda maggiore e una latenza inferiore rispetto agli SSD NAND.6

Possiamo anche notare che nella figura 8 l'SSD NAND richiede QD pari a 128 o persino 256 per raggiungere le massime prestazioni. Anche se l'applicazione potesse arrivare a un tale punto di funzionamento, questo si pagherebbe in termini di maggiore latenza per le letture. Adesso dovrebbe essere chiaro perché le massime prestazioni degli SSD NAND sono specificate per QD così elevate e perché, invece, bisognerebbe chiedere della latenza di lettura a un tale punto di funzionamento. Per questo motivo, diversi benchmark, come CrystalDiskMark, includono misurazioni con QD=1 nelle loro suite di test. Gli SSD Intel® Optane™ raggiungono le massime prestazioni con QD pari a poco più di 8, mantenendo una latenza di lettura ridotta nel punto di funzionamento. Per QD realistiche, un'unità SSD Intel® Optane™ offre throughput elevato e, al contempo, latenza ridotta. Insomma, se dovessi spegnere in fretta un incendio, è un SSD Intel® Optane™ che vorrei nel mio sistema.

Il vantaggio extra della bassa latenza degli SSD Intel® Optane™: un codice più facile

Come affermò una volta David Clark al MIT, "i problemi legati alla larghezza di banda possono essere curati con il denaro. Per i problemi legati alla latenza è più complicato, perché la velocità della luce è fissa; non si può corrompere Dio".7 Clark si riferiva alle comunicazioni di rete, ma lo stesso concetto vale per lo storage: la bassa latenza ha una grande potenzialità e ha un impatto molto esteso. Abbiamo notato un tema ricorrente collaborando con gli sviluppatori di sistemi operativi e applicazioni per integrare gli SSD Intel® Optane™ a bassa latenza nei sistemi. Questi sviluppatori hanno sostenuto costi importanti in termini di tempi di sviluppo, codice e tempi di calcolo aggiuntivi per superare il problema dell'elevata latenza dello storage. Nel corso degli anni, i principali sviluppatori di sistemi operativi e applicazioni per data center hanno speso molto per aumentare il throughput delle applicazioni, nonostante le latenze elevate degli SSD NAND (e persino delle unità a disco rigido [HDD]). Per ridurre i tempi di latenza sofferti nel trasferimento dei dati da e verso lo storage, sono stati sviluppati codici ed euristica complessi. Con gli SSD Intel® Optane™, tutto questo codice e questi tempi di sviluppo extra non sono più necessari La bassa latenza offerta dagli SSD Intel® Optane™ risolve alla radice il problema garantendo un accesso rapido ai dati.

Per illustrare questo concetto, vediamo un importante benchmark per database, il TPC-C. Un altro collega di Intel, Jeff Smits, ha condotto esperimenti approfonditi che mettono a confronto le unità SSD Intel® Optane™ con gli SSD NAND. Il TPC-C è totalmente incentrato sul throughput: transazioni al secondo (TPS). Le implementazioni di database di TPC-C sono estremamente ottimizzate a livello di codice e di sistema. Jeff ha scoperto che inserire semplicemente gli SSD Intel® Optane™ nel sistema non permetteva di sfruttarne pienamente i benefici. Bisognava ridurre il numero di transazioni in sospeso che questo sistema altamente ottimizzato generava. Fatto questo, le prestazioni a livello di applicazione miglioravano notevolmente. Di fatto, il sistema presupponeva di avere a che far con storage ad alta latenza, implementando codice complesso in grado di generare molte transazioni simultanee. È interessante notare che, riducendo il numero di transazioni in sospeso, anche le cache della CPU funzionavano in modo più efficace, in quanto le dimensioni del working set dell'applicazione erano inferiori. Abbiamo individuato simili opportunità di miglioramento delle prestazioni attraverso la semplificazione con il paging della memoria virtuale del sistema operativo.

Quindi il vantaggio extra delle SSD Intel® Optane™ è una riduzione della complessità di codice e dei working set più piccoli. Grazie alla riduzione della complessità, possiamo migliorare ulteriormente le prestazioni del sistema. Se sei uno sviluppatore, pensa alla tua applicazione e a come semplificarla per ottenere prestazioni e produttività più elevate utilizzando le SSD Intel® Optane™.

Le prestazioni "reali" sono l'unica cosa che conta

Il termine "reale" è stato ampiamente utilizzato in tutto questo documento. E così è giusto che sia. In fondo, i dati sulle prestazioni che vengono pubblicati, per quanto impressionanti possano essere, sono di poco conto se non è possibile raggiungere gli stessi risultati nell'uso quotidiano. Anche se le prestazioni degli SSD NAND dichiarate nel materiale di marketing possono risultare sorprendenti, le unità SSD Intel® Optane™ ti stupiranno davvero nell'uso quotidiano con il tuo data center o le tue applicazioni per PC.8 9 10 11 12 13

Informazioni sull'autore: Frank Hady

Frank Hady è membro della famiglia Intel e Chief Optane Systems Architect nel Non-Volatile Memory Solutions Group (NSG) Intel. È a capo della ricerca e della definizione dei prodotti con tecnologia Intel® Optane™ e della loro integrazione nei sistemi informatici.

Frank ha:

  • Lavorato come Lead Platform I/O Architect per Intel
  • Svolto ricerche fondamentali per la tecnologia Intel® QuickAssist (Intel® QAT)
  • Firmato e cofirmato 30 pubblicazioni su networking, storage e innovazione I/O
  • Registrato oltre 30 brevetti negli Stati Uniti
  • Una laurea in Ingegneria elettrica presso la University of Virginia e un dottorato presso la University of Maryland

Per saperne di più

Scopri come la tecnologia Intel® Optane™ sta rivoluzionando le gerarchie tra memoria e storage nei data center consultando altri documenti della serie tecnica su memoria e storage.

Per saperne di più sulla memoria persistente Intel® Optane™, visita:

https://www.intel.it/content/www/it/it/products/memory-storage/optane-dc-persistent-memory.html

Per saperne di più sugli SSD Intel® Optane™, visita:

https://www.intel.it/content/www/it/it/products/memory-storage/solid-state-drives/data-center-ssds/optane-dc-ssd-series.html

Lettura aggiuntiva: Tecnologia Intel® Optane™: memoria o storage? Entrambe le cose.

https://www.intel.it/content/www/it/it/products/docs/memory-storage/optane-technology/what-is-optane-technology-brief.html

Informazioni su prodotti e prestazioni

1Intel. "Performance Benchmarking for PCIe* and NVMe* Enterprise Solid-State Drives." Febbraio 2015. intel.com/content/dam/www/public/us/en/documents/white-papers/performance-pcie-nvme-enterprise-ssds-white-paper.pdf.
2Source: test Intel a partire dal luglio2018. Configurazione di sistema: processore Intel® Core™ i7 8086K; versione BIOS 9008 (x64) data della versione: 16/05/2018, versione EC MBEC-Z370-0203, Intel® Management Engine (Intel® ME) Ver11.8.50.3399; scheda madre Intel® DUS Z370-A; sistema operativo: Windows* 10 RS4 1803; driver: Microsoft* Driver; DRAM: 8 GB x 2 Corsair Vengeance DDR4 (modello: CMK16GX4X2A2A266R); HDD WD Blue 2.5” da 1 TB (modello: WD10JPVX); memoria Intel® Optane™ da 32 GB, SSD Intel® Optane™ da 118 GB; 800P; 900P; SSD SATA: SSD Intel® 512 GB 545s; SSD NVM Express (NVMe): SSD Intel® 512 GB 760p PCIe, M.2, SSD NVMe; tutti i test condotti internamente da Intel.
3Intel. "Achieve Consistent Low Latency for Your Storage-Intensive Workloads." December 2019. intel.it/content/www/it/it/architecture-and-technology/optane-technology/low-latency-for-storage-intensive-workloads-tech-brief.html.
4In base a test eseguiti da Intel in data 24 luglio 2018. Latenza di lettura media misurata con profondità di coda pari a 1 durante un carico di lavoro di scrittura 4K casuale. Misurata utilizzando FIO 3.1 e confrontano la piattaforma di riferimento Intel con unità SSD Intel® Optane™ P4800X da 357 GB e SSD Intel® P4600 da 1,6 TB rispetto agli SSD disponibili sul mercato al 1º luglio 2018.
5Test Intel: prestazioni 4K con lettura/scrittura 70/30 e bassa profondità di coda. Test e configurazione di sistema: CPU: processore Intel® Xeon® Gold 6140 FC-LGA14B (2,3 GHz, 24,75 MB, 140 W, 18 core), CD8067303405200, Socket CPU: 2, Capacità RAM: 32 GB, Modello RAM: DDR4, Stuffing RAM: N/D, Slot DIMM popolati: 2 slot, Collegamento PCIe: CPU (non collegato a pista PCH), Chipset: chipset Intel serie C620, BIOS: SE5C620.86B.00.01.0013.030920180427, Modello/fornitore switch/ReTimer: cavo OCuLink dritto da 800 mm SFF-8611 ad angolo retto SFF-8611 Intel AXXCBL800CVCR, OS: CentOS 7.5, Kernel: 4.14.50 (LTS), Versione FIO: 3.5; Driver NVMe: integrato, Stati C: disattivati, Tecnologia Intel® Hyper-Threading (Intel® HT Technology): disattivata, Controllo CPU (tramite OS): modalità prestazioni. Tecnologia Intel SpeedStep® migliorata (EIST), Tecnologia Intel® Turbo Boost: disattivata e Stati P: attivati.
6In base a test Intel condotti il 15 novembre 2018; misurazione effettuata con FIO3.1. Configurazione comune: sistema server Intel 2U, CentOS 7.5, kernel 4.17.6-1.el7.x86_64, 2 x processori Intel® Xeon® 6154 Gold 3.0 GHz (18 core), 256 GB di RAM DDR4 da 2.666 MHz. Configurazione: SSD Intel® Optane™ P4800X da 375 GB e SSD Intel® P4610 da 3,2 TB. Microcodice Intel®: 0x2000043; BIOS di sistema: 00.01.0013; firmware Intel® Management Engine (Intel® ME): 04.00.04.294; firmware del controller di gestione scheda base (BMC): 1.43.91f76955; FRUSDR: 1.43.
7Citazione attribuita a David Clark, Massachusetts Institute of Technology(MIT).
8Il software e i carichi di lavoro utilizzati nei test delle prestazioni potrebbero essere stati ottimizzati solo per i microprocessori Intel.
9I test delle prestazioni, come SYSmark e MobileMark, sono misurati utilizzando sistemi computer, componenti, software, operazioni e funzioni specifici. Qualsiasi modifica a uno di questi fattori può determinare risultati diversi. Gli acquirenti sono tenuti a consultare altre fonti di informazioni e test prestazionali per valutare appieno i prodotti che intendono acquistare, nonché le prestazioni di tali prodotti se abbinati ad altri prodotti. Per informazioni più complete, consultare il sito intel.com/benchmarks.
10I risultati prestazionali sono basati su test eseguiti nelle date indicate nella configurazione e potrebbero non riflettere tutti gli aggiornamenti di sicurezza pubblicamente disponibili. Consultare il backup per i dettagli sulla configurazione. Nessun prodotto o componente può essere totalmente sicuro
11 Costi e risultati possono variare.
12Le tecnologie Intel potrebbero richiedere un software, un hardware o un'attivazione di servizio abilitati
13© Intel Corporation. Intel, il logo Intel e altri marchi Intel sono marchi di Intel Corporation o delle sue filiali. Altri marchi e altre denominazioni potrebbero essere rivendicati da terzi.